lunedì 30 aprile 2007

Brava Reggio Emilia......


Più di 70 mostre animeranno da oggi al 10 giugno la seconda edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia. Sono 65 le sedi del Festival e sono le più diverse: accanto a quelle istituzionali, anche gallerie d'arte, hall di alberghi, bar e caffetterie e persino autobus in disuso. Il tema scelto è quello delle città europee e su questo si sono cimentati fotografi italiani e internazionali. In tutto 85 artisti, maestri affermati (come Federico Scianna, Bernard Plossu e Pentti Sammallahti) e giovani autori più o meno noti. La ricerca fotografica si completa con incontri, seminari, lezioni, dibattiti, spettacoli e iniziative rivolte anche ai bambini e ai ragazzi che dureranno per tutta la settimana inaugurale (fino al 5 maggio), mentre le mostre resteranno aperte fino al 10 giugno. Il nucleo centrale dell'evento si articola attorno a sei mostre realizzate da altrettanti fotografi e commissionate ad hoc per il Festival. Marina Ballo Charmet ha documentato gli incontri al parco di Milano degli stranieri, nei giorni di festa. Cezary Bodzianowski si è concentrato sulla realtà di Emilia, la sua cittadina di residenza, in Polonia. Jean Louis Garnell ha puntato il suo obiettivo su Châtenay-Malabry, località a pochi chilometri da Parigi, Aino Kannisto ha immortalato la sua Helsinki, Armin Linke ha ritratto Nicosia, la città divisa in due e Kladvij Sluban, infine, si è concentrato sulla sua Berlino."Forografia Europea", autori e sedi vari, Reggio Emilia, dal 27 aprile al 5 maggio (mostre fino al 10 giugno).A cura di Elio Grazioli, Catalogo Damiani editore.Orario: dal 27 aprile al 5 maggio dalle 10 alle 23. fino al 10 giugno da martedì a venerdì dalle 18 alle 23; sabato e domenica dalle 10 alle 23.Ingresso: biglietto unico per tutte le mostre 10 euro; ridotto 7 euro.Per informazioni: tel. 0522/456635-448; http://www.fotografiaeuropea.it/.

Ben arrivata !

Un'altra piccola "sorella" siciliana viene a farci compagnia......
Inaugurazione tutta al femminile per La veronica arte contemporanea, neonata galleria di Modica, nel ragusano. Al femminile perché sono due donne che espongono, Adelita Husni Bey e Sue Kennington, e la mostra è curata da Marta Casati. Ma anche per lo stesso nome scelto dal direttore artistico Corrado Gugliotta, “un rimando all’emorroissa, alla pia donna della Via Crucis… mi faceva comunque piacere che ci fosse idealmente una donna a tenermi compagnia in galleria”, come rivela lui stesso. Una bi-personale, quindi - Frame structure il titolo -, per due pittrici che presentano un curioso fil rouge fra Italia e Inghilterra: nata a Milano e residente a Londra Adelita Husni Bey, londinese di nascita ma toscana di adozione Sue Kennington.

domenica 29 aprile 2007

VERNISSAGE !

non dimenticate di guardare i video....

N° 49_2006


multilingue

come avrete visto,il nostro sito è multilingue,infatti abbiamo diversi amici all'estero che amano seguirci....

ARAKI



Araki par Jérome Sans


“I was no sooner out of my mother's womb, than I turned around and photographed her sex!" The subject of the first volume in our new TASCHEN Limited series is Japanese photographer Nobuyoshi Araki, a man who talks about life through photographs. Araki’s powerful oeuvre, decade’s worth of images, has been pared down to 1,000 photographs to comprise the ultimate retrospective collection of his work. This volume, titled Araki, is an enormous and highly unique book with a print run of only 2,500 signed and numbered copies worldwide. Known equally for his intimate images of women, often bound in kinbaku, the Japanese art of rope-tying, and for images of brilliant, sensual flowers, Araki is an intensely emotional artist who uses photography to experience these passionate feelings more fully. Obsessed with women, Araki seeks to come closer to them through his work, using ropes like an embrace, and the click of the shutter like a kiss, creating provocative images at once shocking and mysteriously tender. He said of this collaboration with TASCHEN: "This book will expose everything of myself. It is a testament which reads: photography is love and death."Hardcover: 560 pages Publisher: Taschen; Taschen 25th Anniversary Ed edition (April 15, 2007) Language: English

un anniversario anche italiano


piano piano......si va lontani

sabato 28 aprile 2007

fiera del libro,il video !

in fondo alla pagina,per voi un video di mezz'ora sulla fiera del libro

è in vendita !

l'opera sotto (di Giuseppe Piccione) trattasi di una Lamda Print cm 75x75 sotto plexi.Naturalmente è in vendita.

Current Show


un recente lavoro di Giuseppe Piccione attualmente visibile nella nostra galleria

i video


chiaramente non tutti i video sono interessanti,ma vale comunque la pena.

gallerie,che festa !

ecco alcuni vernissages in video,

dare un senso......appunto !

Dare un senso all'arte contemporanea
Le opere degli artisti contemporanei generano domande, più che fornire risposte. E non sempre è facile comprenderne la forma e il contenuto, specie per i non addetti ai lavori. Un progetto on line del Moma di San Francisco offre un'interfaccia digitale come guida alla comprensione. E il progetto farà tappa in Italia dove sarà giudicato da una platea inflessibile e divertita. Quella del WebMatch...
E’ nel DNA dell’arte contemporanea il far discutere. L’obiettivo di molte opere contemporanee è proprio stimolare e provocare, suscitare domande invece che offrire risposte. E c’è un museo che ha deciso di “affrontare” l’arte contemporanea con le sue stesse armi, costruendo un sito basato sulle domande. Si tratta del San Francisco Museum of Modern Art e il sito in questione è Making Sense of Modern Art.Nel sito ogni opera presente nel museo è circondata da domande: le domande che chiunque di noi si farebbe di fronte a quell’opera. Dalle più radicali come “è arte?”, alle semplici curiosità. Come chiedersi “chi è questa donna?” di fronte alla Dama con Cappello di Matisse o “come fa a dipingere così?”, davanti a certi quadri iperrealisti che appaiono uguali a fotografie. In una recente intervista al sito musei-it.net Peter Samis, il responsabile del progetto, ha dichiarato: “Lo scopo più importante, naturalmente, era offrire ai nostri visitatori una serie di punti di accesso al mondo dell’arte moderna e contemporanea, sia online, sia nelle gallerie. (…). Abbiamo posto un’opera importante della nostra collezione al centro dello schermo, circondata da domande. Ogni domanda portava ad una differente modalità di esplorazione, e aggiungeva una nuova dimensione alla comprensione dell’utente dei molti significati che può assumere un’opera d’arte.” Lanciato nel 2000, il MSOMA si è arricchito negli anni di numerosi contenuti, fino a diventare uno dei progetti di arte contemporanea più ampi e approfonditi della rete. Numerosi sono ad esempio i contributi video che mostrano gli artisti impegnati nel loro lavoro o a descrivere le loro opere; le opere sono zoomabili ed esplorabili interattivamente. Il sito ha avuto un enorme successo, in parte per la quantità e qualità dei contenuti, in parte per l’approccio innovativo e non “serioso”. Infine, particolare interesse ha riscosso la struttura “a domande”. Un’analisi delle statistiche di accesso ha ad esempio evidenziato come le sezioni che iniziavano con una domanda venissero cliccate più di quelle che iniziavano con un’affermazione. Ci è sembrato dunque naturale (a me e a Stefania Boiano) e doveroso portare l’esperienza innovativa e dialogica del sito del San Francisco MOMA all’interno di un evento innovativo e dialogico come il Web Match. Giunto alla settima edizione, Web Match è un caso unico nel panorama italiano, perché è una conferenza “al contrario” in cui il protagonista è il pubblico: il relatore ha a disposizione solo pochi minuti per presentare il proprio sito, e poi la parola passa al pubblico, che può intervenire sul sito, ma solo per criticarlo, dal punto di vista della progettazione, dell’interfaccia, dell’usabilità. Insomma, una specie di “uno contro tutti” in cui il relatore deve difendere la propria creazione dalle critiche degli addetti ai lavori, senza altro premio che l’essere “sopravvissuto”. Questa formula genera incontri piuttosto interessanti, perché concentrarsi sui difetti porta automaticamente a discussioni serrate e molto concrete, poco accademiche. Chi volesse provare l’esperienza del Web Match, in cui Peter Samis, il responsabile del progetto “Making Sense of Modern Art” difenderà il suo sito dalle critiche dei web designer italiani, può iscriversi gratuitamente sul sito di Web Match e partecipare. L’incontro si terrà a Milano venerdì 7 ottobre alle 18.30 presso la Scuola Politecnica di Design (MM Lambrate). Sul ring, naturalmente

ancora delle opere di Giuseppe Piccione

ecco qualche foto


in questo momento....

venerdì 27 aprile 2007


tutto il mondo dell'arte in lutto

MOSCA - Il grande musicista russo Mstislav Rostropovich è morto, a ottant'anni, dopo una lunga malattia: lo ha annunciato l'agenzia russa Ria Novosti. Considerato il più grande viloncellista della nostra epoca, è stato anche un celebre direttore d'orchestra. Nato il 27 marzo 1927 in Russia, ma poi naturalizzato cittadino americano, Rostropovich scopre il suo talento musicale a soli quattro anni. Durante l'adolescenza entra mel Conservatorio di Mosca, dove studia pianoforte, violoncello e direzione d'orchestra. Il suo primo concerto ha luogo quando lui ha appena quindici anni. Da lì comincia una carriera costellata da grandi successi, e memorabili esecuzioni. E che lo porta, sempre più frequentemente, ad assumere incarichi all'estero. Tra questi, la direzione della National Symphony Orchestra di Washington, tenuta dal 1977 al 1994. Rostropovich è stato anche direttore e fondatore di molti festival musicali. Negli ultimi anni, a causa dell'età avanzata e della malattia, aveva smesso l'attività di violoncellista, dedicandosi solo alla direzione d'orchestra. Ma tra le sue esibizioni memorabili, va ricordata quella, improvvisata, durante la caduta del Muro di Berlino

tra poco le nuove foto

tra poco o,forse oggi le nuove foto della nostra galleria

una bella mostra_fotografia e cinema


Cinéma mémoireJEAN-LOUIS PINTE
C’est une belle rencontre, entre le cinéma et la photographie. Un événement qui scelle un mariage entre images fixes et mouvantes. « Le cinéma », disait le photographe Henri Cartier-Bresson, « c’est l’image d’après ». Partant de cette proposition, dix photographes de l’agence Magnum se sont interrogés sur leurs rapports avec le cinéma. Un bon prétexte pour cela : les 60 ans de l’agence qui aujourd’hui n’est plus le reflet d’un style unique, comme à l’époque de sa création par Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger et David Seymour, mais l’expression d’une photographie autant documentaire que parfois proche de l’art plastique. Dix photographes – d’Abbas à Antoine d’Agata, en passant par Patrick Zachmann ou Harry Gruyaert, toutes nationalités confondues – nous entraînent dans l’univers du cinéaste ou des films qui ont orienté leur travail. On découvre dès lors, dans cette exposition, que le cinéma est pour beaucoup la mémoire en éveil de la photographie. Son empreinte, son révélateur aussi. Les photographes assument cet héritage qui les a menés vers ce qu’ils avaient de plus enfoui dans leur regard et d’une certaine manière a créé leur style.
CRITIQUE. Cette exposition est un aveu, une confession intime. On y découvre ce que chaque photographe porte en lui de désirs, d’attente, de rêves. Avec le cinéaste auquel il se confronte, ce n’est pas un affrontement, mais au contraire d’une sorte de complicité qui impose une autre vision du réel. Véritable geste d’amour et d’abnégation. Le résultat est éblouissant, hormis pour Antoine d’Agata qui se sent obligé de refaire un film pseudo-japonais, aux relents pornographiques avec un commentaire qui évoque du mauvais Duras. En revanche, Alec Soth, Patrick Zachmann, Abbas ou Bruce Gilden nous montrent à quel point le cinéma s’est ancré dans leur photographie. Mais la grande réussite de cette exposition, c’est la rencontre Harry Gruyaert-Antonioni. Côte à côte, les images semblent dialoguer entre elles, qu’il s’agisse du Désert Rouge, de L’Avventura ou de L’Éclipse. Et on se rend compte que l’image est avant tout affaire d’émotion, d’atmosphère.

eccolo......


il mondo quasi bizzarro delle gallerie.....



Gallerie vestite di nuovo
«Il settore non è saturo» e si moltiplicano gli spazi



Fresca di inaugurazione, la New Gallery è l' ultima nata nel circuito romano dell' arte contemporanea. Un anno prolifico, il 2006, con un exploit di spazi espositivi aperti un pò ovunque. Nel cuore del ghetto, la New Gallery (via in Publicolis 6) ha debuttato il 15 marzo con una collettiva in grande spolvero, con big internazionali come Marina Abramovic e Matthew Barney, accanto agli italiani Vanessa Beecroft e Maurizio Cattelan. Una rosa di star, messa insieme dalle curatrici newyorkesi Susan Kendzulak e Merrily Kerr. Top secret, invece, il nome del gallerista, ma pare che a finanziare il nuovo spazio siano personaggi come Paris Hilton e la famiglia Guggenheim. Dunque, una «rinascita romana», di cui si parla ormai da qualche anno, in salsa yankee. A giocarsi la partita, come sempre, i magnati d' Oltreoceano, attratti dal fervore culturale della città. La New Gallery è infatti la risposta, tutta americana, alla mega-filiale che il gallerista californiano Larry Gagosian aprirà in estate a via Francesco Crispi. Duecento metri quadri, per una sede faraonica con cui per le piccole realtà non sarà facile competere. Ma, nella sfida tra colossi, qualche spiraglio è ancora possibile, vista la crescita continua di spazi espositivi. Due mesi appena, la neonata Gallerja (via della Lupa, 24) punta sul mix tra antico e contemporaneo, come nella mostra inaugurale della coppia Mattia Preti-Jannis Kounellis. Una linea che il titolare, Alessandro Boncompagni Ludovisi, seguirà anche nei prossimi appuntamenti. «Penso che l' apertura di nuovi spazi - dice - sia un bene per la città e uno stimolo per i giovani». Da capire, però, se anche il mercato, finora poco dinamico, si stia svegliando. «E' ancora presto per dirlo - continua Boncompagni - e bisogna vedere come si svilupperà. Comunque, mi pare che i segnali siano positivi». Stessa logica, basata sull' alternanza tra storici e contemporanei, per la galleria Mucciaccia (via d' Aracoeli, 16), che ha da poco esordito con la collettiva «Effetto giorno». Un viaggio nelle ricerche più interessanti del Novecento, da Chagall e De Chirico a Fontana e Schifano. Tiepido, invece, l' entusiasmo per i giovani, su cui è più rischioso investire. Dunque, niente azzardi per emergere nel campo, sempre più inflazionato, delle gallerie romane. «Ma il settore non è saturo - sostiene il gallerista, Massimo Mucciaccia -, anzi, più spazi ci sono e meglio è. Certo, per imporsi sul mercato ci vuole tempo, ma le prospettive mi sembrano buone». Convinto che la Capitale possa diventare una meta dello shopping artistico, anche Cesare Manzo, storico gallerista di Pescara. Un anno fa, la scelta di aprire una sede romana (vicolo del Governo Vecchio, 8), «per rivivere gli antichi fasti dell' arte contemporanea - dice - . Le avanguardie storiche, gli artisti più importanti sono sempre stati a Roma. Purtroppo, i galleristi di allora non hanno curato molto il mercato e gli scambi internazionali. Ai romani, poi, non è mai stato chiesto di fare i collezionisti». Il business è, di sicuro, quello che Larry «lo squalo» Gagosian, come lo chiamano nell' ambiente, ha in mente di fare nella sua nuova galleria. Ma i pesci piccoli non temono l' estinzione. «Alla fine - è pronto a scommettere Manzo - , per noi sarà un bene, come è stato a New York con Leo Castelli». In cerca di un nuovo locale, dopo l' opening a vicolo del Bollo lo scorso gennaio, Antonio Battaglia ha scelto Roma per la sua posizione strategica, «vicina a Napoli, dove il collezionismo è più vivace». «Il mercato, però - continua - è tutto da fare. Rispetto a Milano, la Capitale soffre ancora di provincialismo e funziona, per lo più, da cornice istituzionale». Per svegliarla dal letargo, Battaglia punterà tutto sui giovani, come Adalberto Abbate e Valentina Glorioso, che prediligono la fotografia e il video. Ma la vera protagonista sarà la pittura, «riscoperta di recente - spiega il gallerista - , anche se sono pochi i lavori di qualità. Un genere che appartiene alla nostra tradizione e, per essere rilanciato, ha bisogno anche del sostegno delle istituzioni». zia Fiaschetti

guardate i video !

in fondo alla pagina troverete dei video......da guardare (dopo averci cliccato su,ritornate all'inizio pagina per vederli)

i nostri spazi


uno scorcio della nostra piccola galleria

LINEA N° 2

è una stampa digitale cm 100x150
Culture Loisirs Culture
Troisième "Nuit des musées"
A. H..
Publié le 26 avril 2007
Actualisé le 26 avril 2007 : 10h39
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Made by Martial Boissonneault © 2002-2003 http://getElementById.com/
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Visit http://getElementById.com/ for more free scripts and tutorials.
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Palais de la porte Dorée, entrée de l'Aquarium tropical. Caroline Boyer de la Giroday/ Le Figaro



Palais de la porte Dorée, entrée de l'Aquarium tropical.
Caroline Boyer de la Giroday/ Le Figaro.
Les autres titres
Folie soviético-tsariste
Troisième "Nuit des musées"
Trésors noirs de la "grande peste"
Petits mais éthiques
Jean Guidoni : l'adieu aux bas résille
Le coup du lapin
Trésors d'enfance
Le divan du triangle
La belle maturité de Sergey Khachatryan
Retour Rubrique Culture
Pour la 3e édition de la manifestation, la Cité nationale de l'histoire de l'immigration sera accessible avant son inauguration le 14 juillet.

ÉVIDEMMENT, ce serait idéal ! Mais le ministre de la Culture et de la Communication, Renaud Donnedieu de Vabres, évoquait avant-hier cette possibilité plus comme un espoir que comme une certitude. La Cité nationale de l'histoire de l'immigration, dont Jacques Toubon prépare la naissance, pourrait ouvrir le 14 juillet prochain. Une date symbolique, qui donnerait évidemment un sens très fort à cette création.
D'ici là, le grand public aura pu se glisser dans les espaces du Palais de la porte Dorée qui sera exceptionnellement ouvert dans la nuit du 19 au 20 mai pour la 3e édition de la Nuit des musées, manifestation qui a succédé au Printemps des musées. L'idée du ministre et de Francine Mariani Ducray, directrice des Musées de France, était de séduire un nouveau public, sans doute plus jeune.
Le succès du Printemps était grand, celui de la Nuit aussi. Un million de visiteurs en 2005, 1,2 million en 2006. Et, le ministre l'a souligné, la manifestation a tout de suite pris une dimension européenne très large. Si la date du 19 mai a été choisie (en plein Festival de Cannes), c'est que c'est aussi la date de la journée internationale des musées de l'Icom (conseil international des musées, organisation non gouvernementale siégeant auprès de l'Unesco). Cette année, le thème de la journée est «l'objet de musée : unique et universel».
Plus de 900 musées français se sont inscrits et proposent des animations, des créations. Au Musée du quai Branly il y aura des acrobates, au Musée de la Corse, à Corte, une pièce de théâtre. On ne peut que vous inciter à réserver votre soirée. Déjà vous pouvez choisir votre itinéraire en consultant le site. Admirez l'affiche, une photo d'Hugues Reip, très incitative.
domani le nuove immagini della nostra galleria.

NUOVI SPAZI




I nuovi spazi della galleria Show !! fine art

giovedì 26 aprile 2007

multilingue....

scusate se il nostro blog è multilingue,ma abbiamo diversi amici all'estero che amano seguirci.

oggi è venerdì 27

buongiorno

venerdì 27 Aprile

Buongiorno,sono le 8.30

la nostra galleria

presto altre nuove immagini....



la più grande mostra fotografica della TATE

How We Are: Photographing Britain:
22 May – 2 September 2007
About Visiting information Book tickets Events & Education
Vanessa BellSummer School 'A Midsummer Night's Dream' 1925© Tate London, 2007. Photo: Tate
This is the first major exhibition of photography ever to be held at Tate Britain. It takes a unique look at the journey of British photography, from the pioneers of the early medium to today’s photographers who use new technology to make and display their imagery.
The images in this exhibition have come from the length and breadth of the UK, and include well-known oeuvres alongside mesmerising lost masterpieces. As well as famous names – William Henry Fox Talbot, Lewis Carroll, Julia Margaret Cameron, Bill Brandt, Madame Yevonde, Susan Lipper, David Bailey and Tom Hunter among them – the exhibition includes postcards, family albums, medical photographs, propaganda and social documents. It includes work by many women photographers and photographers from different cultural backgrounds who are usually underplayed in the history of British photography.
Ultimately, this is a treasure trove for any one who loves photography, and presents the extraordinary variety, breadth and idiosyncratic nature of one-and-a-half centuries of image making.

Saudek ! ancora lui







Jan Saudek Les éditions Taschen publient une monumentale monographie consacrée à l’œuvre prolifique du photographe tchèque Jan Saudek, auteur depuis une quarantaine d’années de nus kitsch colorisés, mais aussi de photographies familiales émouvantes.
— Titre : Jan Saudek — Auteur : Daniela Mrázková — Editeur : Taschen, Cologne — Année : 2007 — Format : 29 x 34 cm — Illustrations : Couleurs — Pages : 450 — Langues : Anglais / Allemand / Français — ISBN : 3-822830-208 — Prix : 49,99 €
Sommaire

Présentation Jan Saudek Daniela Mrázková La République Tchèque a longtemps été un pays de mystère et de magie, berceau des alchimistes, artistes et bohémiens, créateurs de mondes merveilleux et imaginaires. Internationalement reconnu, le photographe tchèque Jan Saudek ne fait pas exception à la règle. Durant près de 40 ans, il a créé un univers visuel propre, au caractère fort et illuminé par l’amour. La force intemporelle de ses photographies peintes à la main réside dans une composition poétique, un langage pictural dominé par la mythologie baroque et influencé par le moyen-âge. Rejetant les canons habituels des photographies de nu, il préfère montrer le différent, la vieillesse, l’enfance, l’obésité, des personnes vraies dans des tableaux vivants, un canon peu éloigné de celui des premiers films surréalistes. Cette monographie de Jan Saudek est un voyage à mi-chemin entre la photographie et la peinture, l’onirisme et la réalité. Couvrant sa carrière, de ses débuts dans les années 1950 à ses travaux plus récents et moins connus, cet étonnant panorama propose une vraie révolution en douceur et tire ses images de notre propre inconscient. L’auteur Daniela Mrázková, critique photo et éditrice des magazines tchèques Revue fotografie et Fotografie-Magazin, est l’auteur de nombreux ouvrages et a été commissaire de près de 50 expositions de photographies. Elle a été membre de jurys internationaux et a conçu des films et des documentaires pour la télévision sur la photographie et les photographes

mercoledì 25 aprile 2007

ok per l'aereo per Paris

ho fatto i biglietti.tutto a posto

martedì 24 aprile 2007

Giuseppe Piccione è arrivato !!

finalmente è arrivato......

lunedì 23 aprile 2007